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Prefazione di Guglielmo Colombero
Dal punto di vista letterario, i racconti di Luigia Veccia si contraddistinguono in primo luogo per la profondità dell’introspezione psicologica, di evidente impronta junghiana, e per la suggestione infusa nelle descrizioni ambientali, che rispecchiano, con squisito gusto pittorico, gli stati d’animo dei personaggi. Partendo dalla realtà quotidiana, con tonalità spesso intimiste e crepuscolari, le descrizioni risentono di nostalgie fugaci, di ferite dell’anima mai del tutto rimarginate e approdano sovente in atmosfere che si fanno surreali e fiabesche. Il tutto forma un mosaico complesso di pensieri, sensazioni e ricordi in cui gli antidoti al malessere esistenziale sono dati da specifici incontri.
«Sono nata a Caserta il 2 dicembre 1952 e qui ho sempre vissuto insieme ai miei cari. La mia, un’esistenza come tante. Sono appassionata di letteratura, ho letto svariati libri, alcuni dei quali mi sono piaciuti molto, altri assai meno.
Ultimamente, ho deciso di girarmi dall’altra parte del tavolo e di incominciare a scrivere. Così, nutro la speranza che ci siano tanti lettori interessati a conoscere e ad apprezzare questa raccolta di racconti che fa seguito al mio romanzo Il gazebo dei pini».