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Antologia degli scritti 1996-2010 di Roberto Cheloni, uscito per NeP edizioni, a cura di Luciana la Stella (Direttore della Collana Nuovi Orizzonti di Inconscio e Società) è un’opera poderosa in cui l’Autore raccoglie il lavoro di ricerca e clinica di 15 anni, a questa raccolta sono seguite nel corso degli anni altre opere, saggi, scritti, ma essa rimane un caposaldo per chi desiderasse addentrarsi seguendo “il filo di Arianna” nella conoscenza della Teoria Transgenerazionale di cui Cheloni è, con le sue ricerche e scoperte, uno dei massimi esponenti al mondo.
1) Possiamo chiederci dunque: ma di che cosa si tratta? Che cosa ci racconta l’Autore?
si tratta di una raccolta di storie cliniche ossia di relazioni su quanto è accaduto nella psicoanalisi di molti pazienti limite pazienti che sono stati in analisi da me e che ho potuto ascoltare, che mi hanno permesso di comprendere di dove provenisse l’angoscia inconsapevole sulla cui trasmissione Freud ha continuato ad interrogarsi lasciando aperto l’interrogativo, quasi un lascito di lavoro per i suoi discepoli, cioè noi psicoanalisti e, per psicoanalisti, intendo coloro che sono interessati alla verità che proviene dall’inconscio di ciascuno in relazione all’ascolto dell’altro. Non vi è psicoanalisi se non nella coppia analitica analista ed analizzando e nel loro procedere seduta dopo seduta.
2) Come va letto queto testo, nel senso di come apprestarsi alla comprensione di un lavoro complesso, apparentemente specifico per gli “addetti ai lavori”?
Per i temi che tratta e per i pazienti che sono analizzati potremmo dire che è un testo “scandaloso” ma la vicenda analitica di questi pazienti è stata messa sotto forma di “storie”, di “diari clinici”, come tali sono come dei romanzi da leggere. i protagonisti sono persone che fanno paura, hanno commesso cose orribili, oppure si comportano in maniera che la società comunque non accetta, quindi “scandalosa”. Scandaloso risulta pertanto l’approccio psicoanalitico: essi parlano e l’analista li ascolta e racconta. racconta l’analista e, mentre racconta si accorge che le storie di questi pazienti non appartengono a loro ma appartengono alla storia di un passato che loro non conoscono, che non hanno direttamente esperito nel corso della loro vita. (Da questa incredibile scoperta prende l’avvio la teoria transgenerazionale).
3) Forse, gentilmente, un esempio ci aiuterebbe a comprendere meglio nel leggere queste storie il significato del transgenerazionale e la sua ricaduta in analisi?
Consideriamo un paziente traumatizzato, violentato che non dice nulla al figlio (magari anche credendo di “far bene”) ma ciò che gli è successo circola in famiglia sotto forma di non detto, di cose che il figlio ancora piccolo (potremmo dire fin da appena nato: quasi un sottofondo incessante nella sua ripetitività che accompagna ogni altra parola, colora ogni esperienza che intercorre nell’ambiente parentale) percepisce. Ciò che è stato così in qualche modo trasmesso non si può dire: è l’indicibile. Ciò che è stato subito: è l’innominabile. Per un nipote che nulla sa di questo l’agire in maniera irresponsabile, violenta quasi a voler pagare, onorare un debito è: l’impensabile. Ma si sa, l’impensabile si trasforma in follia. ecco come comportamenti apparentemente paradossali che troverete nei casi clinici hanno in realtà una spiegazione che deve retrocedere di almeno tre generazioni.
Ecco un esempio: avete certamente sentito parlare di Jeffery Dahmer, il mostro di Milwaukee, il quale attraeva le sue vittime. le uccideva dopo averle possedute, ne smembrava i corpi, ne conservava i crani sotto spirito in una teca, si cibava dei loro organi interni. Ebbene, quando costui fu ammazzato di botte in carcere, a suo padre venne in mente, immediatamente dopo e lo scrisse in un libro “biografia di un padre”, di padre Lionel, che egli, da adolescente, si svegliava terrorizzato dalle fantasie che gli venivano in mente e che poi il figlio avrebbe agito. La risposta però, non stava ancora lì, stava nei nonni, è l’esempio straordinario di un caso di cronaca che fece paura e sul quale è stato fatto anche un film.
4) Nel libro sono raccontati anche casi meno drammatici e gravi? Di pazienti che hanno potuto essere seguiti in analisi dal professore?
Sì nel libro si trova il racconto di casi meno estremi, ma che comunque fanno pensare, la soluzione è lì tra quelle pagine nel non detto che circola tra le parole di questi pazienti in analisi. incontreremo tra gli altri “Simonetta” a pag. 186, Federico a pag. 186, adriano a pag. 193, Gabriella a pag. 199, Giorgio a partire da pag. 230, Tizia ci accompagnerà in introduzione al transgenerazionale a partire da pag. 541, il “caso: Oscar Mario Menego nella sua puntuale narrazione ben ci farà comprendere come dalla generazione n. 2 (i nonni) il “non detto” transiti inconsapevolmente alla generazione n. 1 (i genitori) per esordire, apparentemente senza ragione spiegabile, con gravi conseguenze psichiche nella generazione n (i nipoti), da pag. 381.
Intervista all'Autore Roberto Cheloni
1) Lei parla di “società̀ maniacale”; cosa intende?
È una società̀ nella quale l'eccitazione, la frenesia gli agìti “liberatori” e dissacratori cedono spesso il passo alla melanconia, al ritiro sociale nei “paradisi” artificiali, e alla cultura della morte.
2) Che cosa è il Transgenerazionale?
Le situazioni traumatiche (come l'abuso) si trasmettono da una generazione all'altra, ma ciò che è a volte indicibile per una generazione, diventa innominabile per la generazione seguente. Il Transgenerazionale indaga sull'esordio della malattia psichica nella 3° generazione dove il trauma subito dalla prima è impensabile.
3) Come il Transgenerazionale si collega al fenomeno “Società̀ maniacale”?
I nonni, che con una sola mossa, realizzarono (ad esempio nel 68') lo scambio generazionale, il parricidio, la tipica regressione “delle masse scarsamente organizzate” dopo una generazione silente, assistono allo “sballo degli sballi” portato in scena dai nipoti.
4) Che cos'è l'ordine della generazione?
I figli e i nipoti, spesso inconsapevolmente, sono dei “porta segreti” le loro condotte mostrano un tentativo continuo di pagare un debito di cui non conoscono l'origine. Freud scrive che esistono eventi “assimilati per eredità”; l'ordine della generazione sarebbe quindi sarebbe rappresentata dalla linea che va dai nonni ai nipoti, ma è spesso un “ordine” intimato da una generazione all'altra, di cui il senso si è perduto strada facendo.
5) È psicoanalisi l'analisi Transgenerazionale?
È la prosecuzione delle scoperte di Freud? Ne “l'IO e l'ES” (1922) Freud fa capire che l'accettazione del mandato generazionale, è una sorta di “Residuo” di una “relazione d'amore abbandonata”, che implica il divieto di ricordare, il “non volerne sapere” del dolore, della vergogna dei traumi che nel succedersi delle generazioni veicola violenza, identificazione con l'aggressore, follia.
6) In che senso Lei afferma che questa è una teoria della complessità?
I mutamenti della Biologia cellulare cerebrale hanno a che fare con i vari sistemi di memoria; d'altra parte la più grande recente scoperta nel campo della genetica (dovuta a Barbara Hohn e la sua équipe, a Basilea) ha dimostrato che le variazioni epigenetiche sono tramandabili. Una teoria della complessità mostra che nell'uomo vi sono sistemi evolutivi interni che generano “tentativi di mutazione intelligente” il cui fine non è la “sopravvivenza” del “miglior fenotipo”, ma la stabilità (costi quel che costi!).
7) In che senso l'Identità è così importante rispetto alla Psicoanalisi?
L'Identità̀ è la “prima radice”: estirpare l'identità̀ vuol dire distruggere un involucro primario attraversato da un numero elevatissimo di “battiti d'ala di farfalla” (che la “neuro-endocrino” immunologia ha in parte circoscritto) e che rappresenta ciò̀ che noi semplicisticamente chiamiamo “salute”. Le Neuroscienze dimostrano che un meccanismo centrale di sopravvivenza è la disconnessione: l'identità è costruita come un ordine complesso nel quale anche le credenze culturali costituiscono il sistema immunitario.