Giuseppe Alimini è un giovane uomo ed è una brava persona, credente anche se di una fede da perbenismo, di quelle che non si curano poi così tanto di Dio, ma è onesto, ricco, con una splendida carriera: a 36 anni è primario di pediatria ed ha una vita perfetta. ma….all’inizio del suo viaggio per andarsi a sposare con la sua Maria, investe una carrozzina ed il neonato o la neonata che sia stata, vola sul suo cruscotto e lui fugge via….sarà sicuramente morto/a, ma lui, medico, preso dalla paura, non si è fermato, è fuggito via……ed ecco che si scopre essere egoista e vigliacco mentre guidando riflette sulla sua vita così perfetta fino a quel momento.

Quante volte pensiamo che “certe” cose non potranno mai capitare a noi…

Diventa, il suo, un viaggio dentro se stesso, ripercorrendo strade conosciute uscendo dal raccordo anulare per imboccare l’autostrada direzione Firenze, ma nuove perchè il viaggio interiore è un viaggio nuovo nell’analisi introspettiva, alla ricerca di se stesso ed inizia la ricerca del bambino che c’è in noi, che mettiamo a tacere crescendo, perché da adulti si da importanza alle apparenze.

E’ giugno. Giuseppe guida la sua bella Porsche vestito a tutto punto con il suo abito da sposo, sconvolto per l’accaduto e per la sua reazione e si rende conto che è più facile comprendere gli altri che se stessi, ma ora è solo un vigliacco che fugge… fugge tormentato dal senso di colpa ed il suo cervello elabora cose che fino ad allora si era taciuto.

Mentre guida coprendo kilometri e kilometri d’autostrada, canta la bellezza dell’Italia che attraversa lungo il viaggio della sua fuga e gli tornano in mente tanti ricordi della sua infanzia ed adolescenza, ricordi di quando ragazzo e faceva delle belle gite con gli amici e colleghi universitari, ma i ricordi che vorresti ti consolassero, invece fanno tanto male…non si può fuggire dal destino, ti insegue impietoso soprattutto se è avverso…ed ora a lui era davvero avverso…

Si tormenta pensando a quel passeggino volato sul suo cruscotto, pensando a quella creatura che sarà sicuramente morta e pensa alla sofferenza della morte che riguarda esclusivamente noi vivi per l’assenza e quella madre chissà quanta disperazione sta vivendo ora a causa sua…a quanta rabbia sarà esplosa dal cuore di tutti contro di lui, il figgitivo, il pirata della strada…la rabbia è liberatoria…e Giuseppe scappa anche da lei.

Il suo cervello non si ferma un istante di pensare e di ricordare…

Riaffiora il ricordo della nonna.

Il rapporto che aveva con Laura, la nonna materna, era davvero speciale. Lei cercava di fargli capire che solo quando finalmente si arriva a conoscere ed amare se stessi, si riesce ad amare veramente gli altri e ad apprezzare le cose ci circondano; ma lui allora non lo capiva fino in fondo, ora si, ora che sta fuggendo, anche da quel se stesso diventato un assassino, un pirata della strada, ora lo capisce e si rende conto che la sua vita fino a quella mattina così perfetta, non era vera.

Altro insegnamento della nonna è che la speranza deve nascere da dentro, le illusioni ce le dobbiamo costruire da dentro senza lasciarci abbindolare per rimanere poi delusi. I nostri sogni devono essere nostri soltanto perchè così, se li raggiungeremo, saremo soddisfatti e fallendo non ci sentiremo sconfitti.

Lui è cresciuto con la regola “prima il dovere e dopo il piacere” solo perchè così si “deve”, solo perchè così è “giusto”ma ora sta prendendo coscienza che, mentre il senso del dovere ci obbliga a fare qualcosa, il senso di responsabilità, invece, ci consiglia di farlo da persone  che decidono autonomamente, che sanno scegliere e lo fanno per il meglio.

Il suo cervello, quindi, parte con l’analisi della responsabilità, che è amore verso noi stessi e verso la vita, è impegno verso le scelte che abbiamo fatto e che scegliamo di mantenere anche se qualche imposizione dal di fuori ci ordina di abbandonarle, cioè, dare un senso al nostro libero arbitrio. Il dovere fine a se stesso, invece, ci rende codardi perchè ci porta ad essere incapaci di assumerci le nostre responsabilità.

Oggi lui fugge e fugge anche da quel se stesso impastato di perbenismo e di doveri e, stranamente, tormentato dal rimorso, si gode quel viaggio come non gli era mai capitato riflettendo che il segreto non è arrivare, il segreto è godersi il tragitto, anche perchè lui, veramente, non sa ancora dove arriverà.

Si cerca dentro di se disperatamente Giuseppe, ora, e guidando guarda il cellulare spento ed immagina tutti lì in chiesa ad aspettarlo, tutti in ansia, prima incazzati con lui che ancora una volta ritarda e poi angosciati perchè lui è davvero sparito. E pensa al suo amico e collega pediatra Gianni, all’amicizia forte che li lega da sempre. Quindi c’è l’elaborazione del tema dell’amicizia e della famiglia e si rende conto che la vita va vissuta con spontaneità e libertà. E si rende conto, ora, che la vera libertà è solo quella che si trova in fondo al cuore e che la verità di cui ci parla la chiesa, è la libertà dell’anima che ci fa capire chi siamo, ma senza tenere conto che ogni individuo, grazie al libero arbitrio ed alla propria umanità, tende a proteggere se stesso e la propria individualità.

La libertà… ma Giuseppe era libero? era davvero convinto di voler sposare Maria? anche il matrimonio lo stava affrontando perché “doveva” farlo, pur amando sinceramente Maria.  Era davvero convinto di voler fare il pediatra? Era davvero convinto che la sua vita così perfetta fino a quella mattina, fosse per lui appagante? Lui era libero? Il suo amico Gianni (che è sempre stato un suo punto di riferimento al di fuori della famiglia) fa il pediatra per vocazione, lui ama i bambini, Giuseppe?  Giuseppe è un bravo medico, ma ha scelto per fare carriera ed ora, in questa sua folle fuga, si rende conto che l’appagamento “non risiede nel sapere assoluto, ma nell’accettazione pacifica dell’incognito”.

Riflette sulla sua vita e si ritrova a pensare diversamente da come aveva sempre pensato; inizia a rendersi conto che lui ha scelto sempre la strada più comoda, la strada che tutti si aspettavano che lui percorresse, ma ora sa che non era felice.

E continua il suo cervello con la riflessione su cos’è la felicità. Analizza la differenza tra ansia ed angoscia. Riflette sulla pericolosità dell’avanzare della tecnologia.

Si rende conto che la coscienza sporca da assurdi livelli di paranoia (mi guardano perchè sanno…) e che la vita, con uno stesso evento, può essere ostile ed amica e noi non possiamo che viverla, senza tentare di cambiarla perchè ciò ci si potrebbe ritorcere contro, tanto, comunque, la vita va avanti ed è inutile volerla riscrivere, cambiare, perchè le sue regole non cambiano!

Analizza la presenza degli Angeli accanto a noi e sull’anima che non si vede e non si sente, ma che c’è, è il nostro senso nascosto, presente in noi come un supervisore occulto e se l’intuito è il nostro sesto senso, l’anima è il nostro settimo senso ed è la fede a farcelo capire.

Ed ancora la sua mente fa un’analisi dell’invidia che può scaturire dalla stima che degenera. L’invidia è il contrappeso dell’equilibrio che ci rende umani per cui non può essere del tutto sbagliata, ma non dovrebbe condizionare la nostra personalità.

L’invidia per la giovinezza, per il tempo che non c’è più e che nessuno ci ridarà mai, è la più potente di tutte, è del tipo più distruttivo perchè chi è povero potrebbe arricchirsi, chi è malato potrebbe guarire, chi è infelice potrebbe trovare l’amore e la gioia, ma chi invecchia ha già scritto la propria storia ed è invidioso per chi ancora la deve scrivere riempiendo quelle pagine che chi invecchia ha lasciato in bianco.

Guidando decide di andare a Parigi per rivedere il fratello dopo tanti anni: Giuseppe e Sergio così diversi che potevano essere complementari, imparare l’uno dall’altro ed invece non hanno fatto altro che affannarsi a dimostrare ognuno le proprie ragioni con il risultato che Sergio ha poco senno e Giuseppe poca passione.

E la sua mente paragona la vita ad un fiume che nasce di acqua pura e via via che avanza raccoglie acque e si ingrossa e mentre all’inizio era saltellante fra rivoli e pendii, poi sembra placarsi scendendo in piano. In realtà è solo cresciuto, arricchito delle energie dei suoi affluenti, così come noi traiamo esperienza dalle persone che incontriamo lungo il nostro cammino e come il fiume che seconda delle stagioni è in secca o in piena, così noi siamo sensibili ai fattori esterni ed alla fine moriamo come il fiume raggiunge il suo mare senza sapere quanto lontano è…

Ragiona sul primo bacio che non si scorda mai: ma non il primo in assoluto, ma il primo con la persona che sa farti volare… da qui la riflessione sulla serenità e su come ogni vacanza è unica, piena di sogni più che di progetti.

Il viaggio di Giuseppe continua e continua anche il suo viaggio interiore e si rende conto di come la professione forgia: il medico che si crea un distacco emotivo dal dolore degli altri – si parla, ma non si comunica – è un meccanismo di autodifesa.

Gli torna in mente una frase di Hugo: “la malinconia è la felicità di essere tristi”. La malinconia non è rassegnazione né pessimismo, è la sensibilità che non tutti abbiamo, di sorridere e piangere insieme.

Intanto è arrivato a Courmayeur lasciandosi tutto alle spalle ed anche se il suo viaggio dovesse finire qui, finalmente finirebbe nella pace perchè in questo lungo viaggio solitario è riuscito a parlare per la prima volta con se stesso e a trovarsi.

Si ferma in un locale e mangia; mangiando rivive i ricordi d’infanzia. Sale in macchina e si addormenta per svegliarsi il mattino dopo. Ha dormito 11 ore filate ed al risveglio si consola di non aver sognato nulla e ripensa al sogno del giorno prima in un sonno durato solo 10 min: il cobra che diventa un serpentello nel momento in cui gli si para davanti un orso gigante con un dente penzolante, che lo blocca. Guarda il Monte Bianco, il “Dente del Gigante”, davanti a sé, proprio lì dove inizia la Val Ferret e capisce il senso di quel sogno che ora sa essere stato un sogno premonitore. Si ferma un’auto e scendono due carabinieri che entrano al bar ed ordinano due caffè ed al momento che i due risalgono in macchina, Giuseppe li ferma: va con loro, va a costituirsi ed in caserma apprende la verità: avevo visto giusto: nel passeggino c’era soltanto un bambolotto…

Ginetta Saccavino

fonte: https://frakasso.it/

Posted by NeP Edizioni