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“Solo e pensoso i più deserti campi
Vo misurando a passi tardi e lenti;....”
Questi i primi due versi del celebre sonetto in cui Francesco Petrarca rivela, poeticamente, il suo vivere in solitudine e lontano da tutti, ma con “Amore” che resta sempre in sua compagnia.
Guido Fabbri, con colta ironia, utilizza per il titolo della sua Raccolta Poetica un incipit con vocaboli scelti e disposti utilizzando rispettosamente l’espressione petrarchesca separata, sulla linea delle parole, da puntini di sospensione per poi scrivere di seguito, a complemento, una sua precisa espressione: “...e non sono depresso”.
Già con il titolo così originariamente composto l’ autore anticipa una sua esperienza di vita, senza dubbio connessa con il mondo delle emozioni, ma decisamente positiva.
Autore: Guido Fabbri
Durante il viaggio dei suoi genitori sa Parigi a Cesena, il luogo delle loro famiglie, è stato messo al mondo - un presagio - a Bordighera nel 1933.
Da allora, infatti, ha continuato a viaggiare da città in città, da nazione in nazione frequentando collegi, scuole e Università e poi esercitando in Italia e all’Estero e sempre da dilettante, mestieri e professioni: facchino, barman, cameriere, agente di viaggio, traduttore, doppiatore, guida turistica, insegnante e imparando tra l’altro il francese, l’inglese, il tedesco, lo spagnolo e il greco parlato, oltre un po’ di russo e di cinese.
Ha pubblicato nel 2016 una raccolta di pensieri e considerazioni “Soltanto una tersa goccia nello stagno” (Youcanprint) e, nel tempo, qualche breve critica e/o commento intorno ad artisti, politica e culture.
È pensionato e oggi risiede a Roma dove ha vissuto saltuariamente sin dal 1941.