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Raccoglievo cocci, li riunivo, creando un mosaico i cui colori a volte sembravano stridenti, ma che mi riconduceva a una mia interezza, a una mia essenza che, per quanto povera e minimale, sentivo essere vera.
Ero rimasta per anni aggrovigliata nella paura di crescere o di essere abbandonata; negli equivoci delle cose non dette o capite male; nei rifiuti miei e degli altri, tutte cose che mi avevano ferita, offesa, oppressa e angosciata e non immaginavo, invece, che la vita potesse dispiegarsi in una semplicità che di sé sa comprendere tutto.
Un’essenza che riesce in sé a far coesistere tutte le contraddizioni senza necessità che si annullino l’una nell’altra, creando stridori e disorientamento.
Il filo rosso è un’opera che dà voce a chi non viene mai ascoltato: è composto da una serie di racconti che seguono storie di donne alla ricerca del loro io, donne rotte, spezzate, che affrontano la vita e tutte le difficoltà che questa comporta. Le tematiche che vengono trattate sono varie: si passa dalla depressione all’aborto, dalla violenza sessuale al femminicidio. Ognuna delle protagoniste si trova a dover affrontare un percorso, un viaggio alla scoperta e riscoperta di sé, con il solo desiderio di sentirsi nuovamente “completa”.
Si tratta di un libro molto introspettivo, che spinge il lettore a ragionare non solo sulla vita delle protagoniste, ma anche sulla propria. Un libro riflessivo, che permette di osservare tematiche troppo a lungo ignorate attraverso gli occhi di donne che le vivono sulla propria pelle. Non c’è giudizio, non ci sono critiche o prese di posizione soggettive. L’autrice si concentra semplicemente su come queste storie possono essere vissute da donne comuni, da madri, studentesse e lavoratrici.
La narrazione in forma di “flusso di coscienza”, seguendo i pensieri delle donne che raccontano la storia, passando dal presente al passato, permette al lettore di capire il punto di vista delle protagoniste e di avere una visione d’insieme.
Questo apre una riflessione più profonda su tematiche che, bene o male, ci circondano, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.
Maria Fracolino, è nata a Rossano Calabro (CS) nel 1952 e risiede a Messina dove ha conseguito la laurea in Scienze Politiche. Ha svolto la professione di segretario generale in vari comuni e ha vissuto a Sassari, Ferrara, Bologna, Genova, Bergamo.
Appassionata della psicoanalisi junghiana, alla fine degli anni ’80 ha frequentato un corso quadriennale di medicina psicosomatica presso l’Istituto Riza di Milano. Ormai pensionata, vive a Bergamo.
Il filo rosso è la sua prima opera.