Narrativa

Il lato insolito delle geometrie

  • 18,00€


  • ISBN: 978-88-85494-94-7
  • Editore: NeP Edizioni
  • Autore: Gualtiero Redivo
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Descrizione

Un quadro è una realtà multidimensionale dove coesistono una dimensione formale e

materiale, una sociale e culturale, e una ambientale, tutti aspetti questi che seppure

si possono distinguere e trattare singolarmente non si possono però né isolare né

rendere non comunicanti.

È tale circostanza che configura un’opera come un sistema complesso, cioè come un

sistema organizzato al contempo unitario e molteplice, qualcosa di più e al tempo

stesso qualcosa di meno della somma delle sue parti. La totalità e le parti

interagiscono continuamente influenzandosi reciprocamente. Qualcosa di più perché

l’unione delle parti fa emergere qualità che senza tale unione non potrebbero

esistere. Qualcosa di meno perché, a volte, il frammento manifesta una capacità

evocativa e espressiva tale da polarizzare l’oscillazione percettiva, rovesciando la

dipendenza della parte dal tutto.

Autore: Gualtiero Redivo

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Un quadro è una realtà multidimensionale dove coesistono una dimensione formale e

materiale, una sociale e culturale, e una ambientale, tutti aspetti questi che seppure

si possono distinguere e trattare singolarmente non si possono però né isolare né

rendere non comunicanti.

È tale circostanza che configura un’opera come un sistema complesso, cioè come un

sistema organizzato al contempo unitario e molteplice, qualcosa di più e al tempo

stesso qualcosa di meno della somma delle sue parti. La totalità e le parti

interagiscono continuamente influenzandosi reciprocamente. Qualcosa di più perché

l’unione delle parti fa emergere qualità che senza tale unione non potrebbero

esistere. Qualcosa di meno perché, a volte, il frammento manifesta una capacità

evocativa e espressiva tale da polarizzare l’oscillazione percettiva, rovesciando la

dipendenza della parte dal tutto.

Autore: Gualtiero Redivo

Conosci l'autore

Gualtiero Redivo

Gualtiero Redivo nasce a Genova nel 1946 e dopo qualche anno con la famiglia si trasferisce a Roma. L’artista dichiara che “la suggestione di poter superare la sua mediocrità abbia costituito un convincimento che si è imposto alla sua coscienza e a cui non è riuscito a opporre una resistenza critica”, lo spinge a 17 anni a iniziare spontaneamente la sua esperienza artistica. I primi lavori che vengono realizzati in ambito figurativo con l’impiego di colori a olio, risentono degli influssi di Modigliani e successivamente hanno trovato ispirazione nell’espressionismo tedesco. In questo periodo vengono dipinti prevalentemente volti caratterizzati da una linea di contorno marcata e grumosa e i colori utilizzati sono pressoché riconducibili al nero, al rosso e al bianco. Presto l’interesse si concentra però sull’utilizzo di materiali eterogenei, poco legati alla pittura tradizionale, portandolo ad esprimersi in un ambito polimaterico. Graffiando l’intonaco dei muri l’artista ha ricavato polveri colorate che poi unite a collanti hanno fornito la materia pittorica delle sue opere in quel periodo. Vengono anche impiegati legni, pacchetti di sigarette, mattoni, gesso, maglie di ferro, poliestere e soprattutto oggetti dismessi-rifiuti per comporre strutture geometriche alla ricerca di altre forme di un linguaggio ereditato. L’oggetto dismesso non viene privato della sua funzione e non viene presentato in modo bizzarro sulla tela, ma viene utilizzata la sua materia come elemento costituente di nuove forme e colori. Allora non è l’oggetto interdetto che diviene misterioso e indeterminato ma la sua materia e non è il paradosso il mezzo della comunicazione ma il pittoricismo. L’utilizzo del rifiuto vuole metaforicamente ribadire da un lato il “rifiuto” - tutto intellettuale e scellerato - della fine del tempo privato e dall’altro il “rifiuto” dell’omologazione del possesso degli oggetti sulle idee e sui valori. Il rifiuto quindi è assunto come risorsa, cioè non è fine - là dove “non c’è più niente da fare”, ma piuttosto ciò che resta da fare, pegno di futuro e speranza nella materia. L’idea formante trae spunto dal principio secondo il quale riducendo i gradi di libertà, attraverso la minimizzazione della quantità di strumenti di lavoro, si può amplificare - con effetto leva - l’esplorazione di nuove opportunità espressive e realizzative. Nel 1969 partecipa alla prima mostra: una collettiva universitaria al Palazzo delle Esposizioni di via Milano a Roma. Consegue la laurea in matematica all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e inizia subito a lavorare presso un primario Istituto di Credito come informatico e successivamente come analista di automazione e organizzazione. Il lavoro lo impegna molto, dipinge ma in modo saltuario, anche se continua sempre a seguire la dinamica del mondo dell’arte. In questo periodo partecipa solo a mostre collettive. Vengono realizzate opere su carta povera e vengono impiegati lucidi a cera per scarpe e pennarelli con applicazioni di nastro adesivo trasparente. Alcune volte queste opere hanno una valenza figurativa, propongono variazioni di uno stesso soggetto antropomorfo ispirato agli inquietanti lavori di Francis Bacon. Nel 1996 sente il bisogno di impegnarsi con maggiore continuità, prendendo parte ad alcuni concorsi, promuovendo le sue opere presso alcune gallerie, tra le quali la Galleria Vittoria (RM), e frequenta alcune accademie allo scopo di confrontarsi con altri artisti. È in questo periodo che la sua arte assume uno stato di pienezza, arte fatta in età matura, che mette in ombra l’esigenza di dover cercare al di fuori di sé risposte, non perché non ve ne siano di nuove ed interessanti, e ignora di conseguenza il confine tra individuo e mondo esterno consentendo una visione di continuità logica fra queste due realtà. Nasce così lo stile del nodo. Il nodo è un emblema di quest’arte. Il nodo è interessante non come oggetto dalla portanza mistica e fantastica ma come simbolo di ambiguità, in quanto è contemporaneamente unico e molteplice racchiudendo in sé più significati allo stesso tempo. Per tale caratteristica esso incarna efficacemente l’idea di complessità della condizione umana. Conosce e ha modo di frequentare artisti di chiara fama come Baldo Diodato, Nato Frascà, Pino Reggiani, Alfio Mongelli. Fa mostre personali e partecipa a collettive con una discreta continuità. Nel 2001 realizza la prima mostra personale di una certa importanza, con patrocinio e contributo della Provincia di Roma, a Palazzo Valentini - Roma. RAI 3 manda in onda un servizio televisivo sulla mostra. Dalla metà del 2007 fino alla metà del 2009 collabora con la Libera Accademia di Belle Arti RUFA di Roma. Nel 2007, nel 2009 e nel 2010 tre sue personali hanno avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 2010 una sua opera viene acquisita dal Museum of Art di Ningbo (Cina), progettato dall’architetto Wang Shu (vincitore del premio Pritzker). L’edizione del 2011 della Strenna dei Romanisti n. 72 (pubblicazione annuale sostenuta dalla Fondazione Roma Arte e Musei e Provincia di Roma), riporta a pagina 640 la foto dell’opera “L’impopolarità del complesso”. Come di consueto la Strenna è stata donata al Sindaco di Roma e al Papa: Benedetto XVI. In occasione del Festival del Cinema di Roma, nel corso della collaterale manifestazione il “Sanpietrino d’Oro Marguttiano” 2011 - VI edizione (Presidente Onorario: Maestro Luigi Magni e Madrine: Lola Mastroianni e Erminia Manfredi) è stato conferito il VI Premio Speciale "Ruggero Mastroianni" a Stefania Sandrelli. Redivo ha realizzato l’opera con la quale è stata premiata l’attrice. Nel 2012, nell’ambito della campagna promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Comitato Centrale Albo dell’Autotrasporto, una sua opera è stata scelta per personalizzare un Tir. Una cartella contenente le riproduzioni di tutte le opere partecipanti è stata donata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel periodo febbraio/marzo del 2015 è stato invitato a Doha (Qatar) a “Al Asmakh International Symposium of Art 2015” per la realizzazione di tre opere destinate alla collezione Regency Art, sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, Arti e Patrimoni del Qatar. L’evento si è concluso con una esposizione presso il Wyndham Gran Regency Doha Hotel.

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